Nel primo articolo ci siamo lasciati con il concetto, tutto fuorché scontato, del debito pubblico. Facciamo quindi un passo avanti nella nostra analisi. Avete tenuto a mente l’anno 1981 vero? Perchè sarà proprio l’inizio della riflessione che oggi vi propongo. E’ da pochi mesi nato il 38° Governo della nostra Repubblica presieduto dal democristiano Arnaldo Forlani, Governo che però avrà durata molto breve (253 giorni). Il nome che segnò profondamente il nostro fatidico 1981 è quello del Ministro del Tesoro di quell’esecutivo, ovvero Beniamino “Nino” Andreatta. Il Governatore della Banca d’Italia era invece Carlo Azeglio Ciampi, proprio il futuro Presidente della Repubblica. Il 12 febbraio 1981 con una lettera(?) inviata a Ciampi, Andreatta pose fine alla Banca d’Italia come “compratrice di ultima istanza” dei nostri titoli di stato residuali, ovvero quelli non sottoscritti dai cittadini italiani. Gesto che è passato alla storia come il “divorzio” fra Banca d’Italia e Tesoro. Ma in cosa si concretizza questa scissione? Ve lo spiego subito. Il fine della Banca d’Italia di comprare i titoli in “eccesso” era quella di tenere basso l’interesse sui titoli stessi. Se ci pensate è un po’ come il Quantitative Easing del nostro Mario Draghi, visto da molti come il salvatore dell’Unione Europea e dell’Euro, che grazie all’acquisto da parte della BCE di miliardi di nostri titoli di stato ha abbassato notevolmente i tassi di interesse negli ultimi anni (adesso sono persino negativi). Vi starete chiedendo: ma quindi, dopo il 1981, i titoli che lo stato non riusciva a piazzare al tasso di interesse da lui deciso che fine facevano? Dove erano venduti? I titoli di stato venivano collocati sul “mercato” con interessi notevolmente alti. Tu stato vuoi i soldi perchè devi costruire strade, erogare le pensioni, pagare gli stipendi? Io te li presto questi soldi ma voglio un interesse del 20%! Il nostro paese quindi si doveva comportare proprio come un soggetto privato (ad esempio un cittadino o un’impresa) che è in cerca di denaro, doveva quindi affidarsi al mercato! A questo punto sorge a me una domanda: è lo stato che deve controllare, più o meno marcatamente, i mercati o è il potere economico finanziario che controlla gli stati? La risposta sembra ovvia, purtroppo la realtà è ben diversa…
Se ancora non vi ho convinto, non c’è problema. Facciamo parlare dei grafici che sono oggettivi agli occhi di tutti ed incontestabili.

Come possiamo vedere, il rendimento reale medio (quindi aggiustato per l’inflazione) dei nostri titoli di stato ha subito un aumento repentino proprio a partire dal 1981. Sarà un caso? Io non credo proprio.
In questa seconda immagine possiamo notare l’interesse nominale sui nostri titoli di stato che superò il 20% (lasciate da parte il discorso spread e l’interesse sui titoli tedeschi).

I più increduli potranno dire “ok, a me degli interessi sul debito non frega nulla, facci vedere se questo debito è aumentato”.
Come si può notare il nostro debito pubblico nel giro di 13-14 anni, partendo dalla fatidica data del 1981, è più che raddoppiato! In definitiva il divorzio Banca d’Italia-Tesoro ci ha fatto pagare una caterva di interessi che hanno aumentato in maniera spropositata il nostro debito!
Concludo il mio articolo facendovi notare che il tutto è stato fatto con una semplicissima lettera, senza alcuna discussione in Parlamento, organo “sovrano” per eccellenza nel nostro paese, per il semplice fatto che nessuno avrebbe mai votato a favore di un cambiamento del genere!